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Langhe: terra di storia e di… sapori

Nel profondo cuore del Piemonte, tra fresche colline e valli rigogliose, è situata l’area nota con il nome Langhe.
La derivazione di questo nome è abbastanza controversa e così pure il suo significato: alcuni sostengono voglia dire “paese dei liguri”, altri propendono per la definizione di “terreno incolto”, ma c’è chi pensa sia semplicemente una descrizione geografica, ossia “lingue di terra”. Fatto è che questa zona è un insieme di colline, la cui altezza media è intorno ai 550 metri e che non raggiunge mai i 1.000 metri di altitudine, ubicata tra il Tanaro, l’Appennino ligure e il Bormida.
Molte delle strade di questa zona seguono il corso degli spartiacque ed evitano le brevi vallette e i calanchi che ne discendono, riproponendo quindi i vecchi percorsi che si snodavano sulle creste assottigliate di queste colline, da cui deriva l’espressione, ancora oggi usata, “andar per langa”.
Se si decide di spendere un fine settimana vagando per queste terre, si può avere spesso la sensazione che il tempo si sia improvvisamente fermato, mostrando scorci che riportano la mente a scenari perduti forse ormai da secoli.
Una terra di storia quindi, non solo per i numerosi castelli che ne testimoniano il controverso passato, ma soprattutto per i numerosi angoli rimasti quasi incontaminati dallo scorrere del tempo e dall’avanzata prepotente della tecnologia. La natura è la protagonista indiscussa di tutto questo territorio e i frutti di questa terra possono vantare una notorietà che va molto più in là dei confini nazionali.
Come in altre zone d’Italia, qui si trovano prestigiosi vini, saporiti formaggi e specialità più esclusive quali le nocciole e gli asparagi, ma è curioso il fatto che il principe incontrastato della tavola sia un misterioso tubero, che probabilmente deve la propria notorietà a un medico di Bevagna, tale Alfonso Ciccarelli che, prima di finire sulla forca, scrisse il primo trattato dedicato proprio al tartufo.
La ricerca del tartufo è un’arte custodita gelosamente dalla gente del luogo, apparentemente introversa, di certo timida e pacata, ma sempre disponibile al dialogo e al confronto, magari davanti alla tipica “merenda sinòira” a base di pane, salame e tôma.
Ma i veri protagonisti della ricerca del tartufo sono i “tabui”, come vengono chiamati in Piemontese, vale a dire i “cani bastardi” a cui viene dedicata una festa che si svolge tutti gli anni a giugno nel paese di Mango, a testimonianza dellʼamore che viene rivolto a questa specie. Saltellando tra le lettere dell’alfabeto proviamo a scoprire insieme qualche segreto di questa magica terra.

Alba

Un tracciato poligonale di antiche mura racchiude un centro compatto, medievale di struttura, caratterizzato da torri e case-torri, ricco di monumenti romanico-gotici di segno lombardo o di età barocca. È da qui che deriva l’appellativo di “Città delle cento torri”, la capitale economica non solo delle Langhe, ma anche del buon vino e del tartufo.
I monumenti più significativi della città sono il Duomo, una costruzione gotica della fine del XV secolo, la barocca Chiesa Parrocchiale di S. Giovanni Battista, caratterizzata dal raffinato soffitto a cassettoni, la Cattedrale di S. Lorenzo (il santo patrono della città), ricostruita dal Vescovo Novelli nel 1486 e impreziosita dal coro cinquecentesco realizzato da Bernardino Fossati, detto Cidonio, con 35 scanni interamente intarsiati ed infine la Chiesa di S. Domenico, costruzione gotica del XIII-XIV secolo.
Come una capitale, Alba ha i suoi artisti e i suoi scrittori e fra gli uomini illustri annovera imperatori, esperti di diritto e di storia, ministri, ma anche imprenditori moderni dalle grandi intuizioni. Una istruttiva carrellata del suo passato viene raccontata attraverso una storia per immagini nel Civico Museo “Federico Eusebio”, una sosta obbligata nella visita della città.
Una singolare curiosità è il fatto che tra le case medioevali, al sabato, si svolge ancora il mercato settimanale, già ricordato in un documento del 1171. Si tratta di un grande bazar di spettacolo e folclore, un’occasione unica per incontrare un passato ricco di tradizione in modo divertente e molto stimolante.
L’appuntamento più celebre dell’anno è senza dubbio la “Fiera nazionale del tartufo” che si tiene nelle prime settimane di ottobre, nella quale si possono acquistare i pregiati tuberi o gustarli nei numerosi ristoranti.
Nello stesso periodo avviene l’evento più curioso di Alba: il Palio degli Asini, rievocato per la prima volta nel 1932 e poi riproposto un pò a singhiozzo fino a diventare oggi un appuntamento fisso. Il Palio ricorda quanto avvenne nel 1275 quando gli Astesi decisero di celebrare il loro successo sugli Albesi, correndo il proprio Palio subito fuori dalle mura della città. La risposta dell’orgoglioso popolo di Alba, che voleva dimostrare che la città non era però caduta nelle mani nemiche, fu di correre un proprio Palio all’interno delle mura e lo fece utilizzando appunto degli asini.

Barolo

La prima cosa che colpisce di Barolo è il diverso posizionamento del suo nucleo urbano rispetto a quello dei paesi limitrofi, addossati intorno alla sommità di un colle o lungo un crinale. Il paese chiude infatti una valletta e si trova adagiato su una specie di altopiano, a forma di sperone, protetto dai rilievi circostanti, disposti a guisa d’anfiteatro. È dominato da un castello che può essere visitato anche oggi e dove ha vissuto Silvio Pellico, ma anche la Marchesa Faletti, divenuta famosa per avere iniziato la coltivazione di un nuovo vitigno che avrebbe successivamente deliziato il palato degli appassionati di tutto il mondo: il Barolo appunto. Questo pregiato vino è stato più volte definito il re dei vini: nobile e generoso, è conosciuto in Italia ed all’estero per la sua austerità, ricchezza di sapori e di aromi. Il Barolo proviene dal vitigno Nebbiolo, è caratterizzato dal colore rosso granato con riflessi aranciati, al naso si presenta intenso e persistente, ovvero con un patrimonio olfattivo eccezionalmente complesso, che tende a prediligere, a seconda dello stato evolutivo, note fruttate e floreali come viola e vaniglia o note terziarie come goudron e spezie. In bocca le componenti “dure” (acidità, tannini, sali) risultano piacevolmente equilibrate da quelle “morbide” (alcoli e polialcoli), con una intensità e persistenza eccezionali che fanno del Barolo un vino potente, elegante e di grande personalità. Tutti gli anni, nella prima settimana di maggio, viene presentata la nuova annata del Barolo, quella che viene messa in commercio dopo almeno tre anni di invecchiamento, con trepidazione dagli enologi di tutto il mondo.

Castelli

Una caratteristica delle colline delle Langhe è data dalla presenza imponente di castelli, torri e residenze medievali: preziosi tesori sparsi su un territorio ricco di storia e di arte. Edifici famosi, oltre che per la loro antichità, anche per gli ottimi vini: molti sono stati ristrutturati all’insegna della cultura del vino, e accolgono le più importanti Enoteche Regionali.
Troppi i luoghi degni di nota di questa terra, ci limitiamo a consigliare i castelli più celebri: Castello di Barolo, Castello di Borgomale, Castello di Castell’Alfero, Castello di Castellinaldo, Castello di Grinzane, Castello di Guarene, Castello di Magliano, Castello di Mango, Castello di Marsaglia, Castello di Monticello, Castello di Roddi e Castello di Tagliolo.

Pallone elastico

Il pallone elastico o pallapugno, in lingua piemontese e in lingua ligure “balon” (pronuncia “balùn”), è uno sport giocato da due squadre con una palla su un terreno di gioco privo di rete.

Il gioco si svolge tra due squadre di quattro giocatori: un battitore, una spalla, due terzini; il battitore crea mito e fascino ed entra nella leggenda con coloriti soprannomi: Bialera, Madama, Ghindo.
Il campo di gioco in terra battuta, detto sferisterio, è di 90 metri per 18; la palla è di gomma del diametro di 10 centimetri e 190 grammi di peso, colpita esclusivamente con il pugno fasciato, al volo o al primo salto.
Tutti i contatti della palla con parti del corpo diverse dall’avambraccio sono considerati falli.
Lo scopo è quello di mandare la palla il più possibile vicino alla linea di fondo del campo avversario o, ancora meglio, oltre la stessa. In quest’ultimo caso si fa un “fuori campo” (o “intra”), il colpo più spettacolare, che frutta direttamente un quindici.
I punti si contano come nel tennis: quindici, trenta, quaranta, gioco. La partita consiste di un unico “set” di 11 giochi.
Le partite possono durare da poco più di un’ora a parecchie ore, quando le squadre in campo sono molto equilibrate.
Sport tipico dell’albese, ove potenza, destrezza ed anche astuzia si confrontano in duelli appassionanti, lunghi e spettacolari, è caratterizzato anche dal movimento di scommesse che vi ruota intorno e appassiona il pubblico, sempre numeroso.
Il gioco del pallone elastico è storicamente radicato nel Basso Piemonte e nella Liguria di Ponente dove è praticato anche a livello professionistico. Sebbene i primi tornei di pallapugno risalgano alla fine del XIX secolo, con la partecipazione di giocatori leggendari come Giuseppe Filippa di Cravanzana, detto “Ghindo”, il primo campionato regolare fu organizzato nel 1912.
Affine è la “pantalera” che si gioca nelle piazze nei cortili, facendo rimbalzare la palla di battuta sui tetti o su un asse appositamente inclinato; in questo caso destrezza e intuizione hanno sovente ragione della potenza.

Tartufo

Il tartufo e’ un frutto della terra conosciuto dai tempi più antichi. Si hanno testimonianze della sua presenza nella dieta del popolo dei sumeri ed al tempo del patriarca Giacobbe intorno al 1700 – 1600 a.C. Nel corso della sua lunga storia, il tartufo ha avuto gli appellativi più svariati: Plinio, non trovando di meglio, lo definì “callo della terra”, il medico arabo Rhazes un ortaggio e Avicenna, altro arabo, un fungo. L’attuale prestigio del tartufo è legato però fortemente ad un personaggio dei giorni nostri, ovvero Giacomo Morra, albergatore e ristoratore di Alba, il quale intuì la possibilità di rendere il Tartufo un oggetto di culto a livello internazionale, dandogli un nome “Tartufo d’Alba” e collegandolo a un evento di richiamo turistico e enogastronomico. Nel 1949 Morra ebbe anche la brillante idea di regalare il miglior esemplare raccolto quell’anno alla famosissima attrice Rita Haywort, dando inizio ad una tradizione che toccò successivamente a personaggi quali: il Presidente degli Stati Uniti Harry Truman nel 1951, Joe Di Maggio e  Marylin Monroe nel 1954, Papa Paolo VI nel 1965 e in epoca più recente Sofia Loren, Alfred Hitchkok, Ronald Regan, Gianni Agnelli, il Principe Alberto di Monaco, solo per citarne alcuni. Tecnicamente parlando, il tartufo è un fungo che vive sottoterra, a forma di tubero costituito da una massa carnosa, detta “gleba”, rivestita da una sorta di corteccia chiamata “peridio”. Il Piemonte è la regione italiana dove si trovano i tartufi più pregiati d’Italia: il tartufo più importante, anche a livello mondiale, è senz’altro il Tartufo Bianco Pregiato che dalla città di Alba prende la denominazione commerciale. Vengono comunque ritrovati, anche se in misura minore, tutti gli altri tartufi: il Tartufo Nero Pregiato, lo Scorzone, l’Uncinato e anche specie meno pregiate quali il Moscato ed il Nero Ordinario o Brumale.

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