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Nel cuore della Maremma

Il termine Maremma per secoli e secoli, è stato un nome comune, col suo plurale si parlava di maremme, per indicare qualsiasi terreno costiero paludoso, compreso il suo tratto d’entroterra. Il nome deriva dal latino maritima, il cui significato appare lampante e tuttora qualche anziano, o qualcuno che ha il gusto della lingua italiana d’un tempo, continua ad utilizzare il termine maremma per definire qualcosa che oggi si identifica con una definizione più scientifica, cioè ecosistema palustre, una locuzione molto più apprezzata in un’epoca così attenta all’ecologia.
Col tempo, quasi inutile dirlo, si è stabilita una Maremma per antonomasia: la zona paludosa costiera tra la Toscana meridionale e il Lazio settentrionale, per intendersi. E, più in particolare, quella toscana, corrispondente alla parte sud della provincia di Livorno e alla provincia di Grosseto, il capoluogo maremmano. Il territorio della Maremma grossetana si contraddistingue per un mosaico articolato di paesaggi, generato dalla compresenza di ambienti di collina, di pianura e costieri. Rilievi di formazione geologica più antica dalla morfologia aspra e dominati da formazioni boschive si alternano a rilievi più addolciti, nel quale il bosco si contrae a vantaggio di coltivazioni e pascoli, dando una connotazione assolutamente unica a questa zona collinare a bordo mare.
Ciò che ha generato la vasta porzione pianeggiante, sono viceversa gli importanti processi di bonifica succedutisi nel tempo, la ricchezza del reticolo idrografico naturale (fiumi Ombrone e Bruna) e il ruolo strutturante della città di Grosseto, il centro abitato di riferimento per tutta l’area, dal caratteristico nucleo medievale, originatosi da un castello e circondato dalle splendide mura di epoca medicea.
Via via che la pianura si avvicina alla costa, emerge infine un paesaggio di particolare bellezza, caratterizzato da notevoli valori storico-testimoniali ed ecologici, quasi completamente tutelato da siti di interesse regionale, comunitario o da zone a protezione speciale.
È di questo paradiso mediterraneo che vogliamo parlarvi oggi, per descrivere una meta serena, dove ritrovare la sintonia con la natura, la buona vita e, naturalmente, la buona cucina.

GROSSETO, OGGI COME ALLORA

È uno dei pochi capoluoghi, assieme a Ferrara, Bergamo e Lucca, il cui centro storico è rimasto completamente circondato da una cerchia muraria, nell’insieme integra, che ha mantenuto pressoché immutato il proprio aspetto nel corso dei secoli. Capoluogo della Maremma, Grosseto si sviluppa nella pianura attraversata dal fiume Ombrone a pochi km dal mare. Lo sviluppo della città è più recente rispetto a molti antichissimi borghi che sorgono in Maremma, e potremo identificarla con la data del 935, anno in cui Roselle (odierna zona archeologica) venne completamente distrutta dai pirati Saraceni.
Lo sviluppo della città è relativamente recente, se si pensa che, a livello demografico, la città contava meno di 5.000 abitanti subito dopo l’Unità d’Italia e la successiva forte crescita ha portato al superamento della soglia delle 70.000 unità soltanto nel 1991. Il centro storico della città è molto caratteristico, racchiuso dalle antiche mura medicee, che tutt’oggi hanno mantenuto il loro aspetto originario: risalgono al cinquecento, quando sostituirono gran parte delle precedenti.
Lungo i tre chilometri delle mura si alternano i bastioni, la grande fortificazione del Cassero Senese e le due porte principali di accesso, Porta Vecchia, la meridionale, e Porta Nuova, la settentrionale.

Piazza Dante – Grosseto

Nella visita della città, posto d’onore fra le piazze è quello di Piazza Dante, nota anche come Piazza delle Catene, dove si può ammirare anche “il Canapone”, la statua del granduca Leopoldo II di Lorena, soprannominato così dai grossetani per il colore dei suoi capelli e della sua barba. Da non farsi mancare è anche la visita al Duomo intitolato a San Lorenzo, il martire patrono della città, che è il monumento più importante; come attesta un’iscrizione che si trova all’estremità destra della facciata, il duomo venne costruito a partire dalla fine del XIII secolo sotto la direzione del maestro Sozzo Rustichini, che partecipò anche alla realizzazione della facciata del Duomo di Siena. Al suo interno, vetrate quattrocentesche originali, sul lato di Piazza Dante, il Fonte Battesimale e l’immagine di culto della Madonna delle Grazie, opera di Antonio Ghini. Il momento più suggestivo dell’anno è senza dubbio la festa patronale di San Lorenzo, che si svolge annualmente ogni 9 e 10 agosto e il cui momento più suggestivo è sicuramente quello della processione della sera del 9 agosto che attraversa le vie del centro cittadino, prima di concludersi in cattedrale con la benedizione impartita dal vescovo. La presenza di un carro trainato dai buoi maremmani di Alberese, attraverso il tradizionale giogo seguito dai butteri a cavallo con la loro tradizionale divisa, è la prova più evidente di come il territorio maremmano caratterizzi in ogni rappresentazione di massa.

ARCHEOLOGIA A PORTATA DI MANO

Roselle, anfiteatro

A solo 8 km a nord della città di Grosseto è situata l’area archeologica di Roselle, che fu una delle dodici città stato etrusche ed è oggi un interessante sito archeologico in cui è possibile riscontrare visivamente il sovrapporsi della civiltà Romana su quella Etrusca. Ci troviamo di fronte a un sito bellissimo e ben conservato, una sosta obbligata se si pianifica una visita in Maremma e nella città di Grosseto.
L’area è aperta praticamente tutto l’anno, ha un costo d’ingresso accessibile a tutti e può essere visitata in totale sicurezza e comodità.

GIOVANNI DALL’ORTO – Museo Archeologico della Maremma

Nel sito si può ammirare un’ affascinante successione di strutture etrusche e soprattutto romane, con la riambientazione di copie delle opere d’arte rinvenute (gli originali sono nel bel Museo Archeologico della Maremma a Grosseto); la presenza di vasi attici a figure rosse testimonia inoltre i contatti commerciali della città con la Grecia e le colonie greche dell’Italia meridionale. Visitando il sito si respira a fondo l’area della storia, si cammina con emozione su ampi e lunghi tratti dei decumani e dei cardini della città ancora ben pavimentati, così come su alcuni pavimenti delle antiche Domus romane, dove si possono ammirare bei frammenti di mosaici e pavimenti in opus sectile fra i resti di un quartiere lussuoso. Girando per il sito archeologico si approda poi all’anfiteatro, che pur essendo di dimensioni limitate è ancora oggi utilizzato come spazio per spettacoli teatrali durante la stagione estiva, soprattutto in virtù dall’ottima acustica naturale che il sito riesce ad offrire.

MAREMMA IN MUSICA

“Tutti mi dicon Maremma, Maremma…
Ma a me mi pare una Maremma amara.
L’uccello che ci va perde la penna
Io c’ho perduto una persona cara.
Sia maledetta Maremma Maremma
sia maledetta Maremma e chi l’ama.
Sempre mi trema ‘l cor quando ci vai
Perché ho paura che non torni mai.”

Si dà quasi per scontato che sia la canzone popolare toscana più famosa d’Italia e a cantarla si è scomodata persino la regina del fado portoghese, Amália Rodrigues, che vi ritrovò senz’altro caratteristiche comuni con certe canzoni popolari del suo paese, per cui la arrangiò in modo da sembrare quasi una canzone portoghese cantata in italiano.
La verità è che Maremma amara (o Maremma, Maremma, come sovente viene chiamata) non è affatto una canzone antichissima, perché risale ai primi decenni dell’Ottocento, quando si cominciò a progettare la bonifica della Maremma, le cui terre, con la loro particolare conformazione, erano fertilissime, ma erano paludi malsane e pericolosissime, divenute ormai il regno della zanzara anofele e della malaria.
Nella canzone Maremma amara, composta da due sole strofe, si raccontano duecentocinquant’anni di duro lavoro e di morte, in una desolata melodia d’amore cantata dalla compagna di un lavoratore andato a morire di malaria in una terra che pare spennare anche gli uccelli in volo. È una canzone di maledizione, perché chi andava a lavorare in Maremma sapeva di non tornare; pochi sopravvivevano, formandosi un carattere duro, forte e tenace che è ancora oggi caratteristica delle genti maremmane.

La canzone è stata “riscoperta” negli anni sessanta dalla musicologa e cantante fiesolana Caterina Bueno, poi ripresa, oltre che dalla già citata Amália Rodrigues, anche da I Gufi, da Riccardo Marasco, da Maria Carta, da Nada e dalla cantante toscana Gianna Nannini.

LE FORMICHE DI GROSSETO

Le Formiche di Grosseto sono piccoli scogli sparsi nell’azzurro mare di fronte al Parco dell’Uccellina. La superficie totale delle tre isole è di circa 1500 metri quadrati che si distendono su di una linea costiera di circa 1 miglio. Una particolarità di questi scogli è che sono molto distanti dalla costa ed è proprio grazie a questo fattore che sono dei veri paradisi naturali incontaminati.

Le formiche

I tre isolotti sono chiamati, Formichino, Formica Media e Formica Grande: il primo è composto da due piccoli scogli, il secondo isolotto è una stretta lingua di terra, mentre il terzo scoglio, quello più grande è di forma romboidale e su di esso è si trova un faro marittimo ad alimentazione fotovoltaica e a la luce ritmica.
Risalente al 1901, venne attivato dalla Marina Militare (all’epoca Regia Marina) per l’illuminazione degli isolotti delle Formiche e il suo aspetto attuale è stato conferito da una ristrutturazione avvenuta nel 1919. In tempi passati, in questo tratto di mare molte navi hanno trovato la “morte” e a testimonianza di questi tragici eventi, nei fondali circostanti, sono state ritrovate molte anfore e oggetti vari.

GROSSETO TOSCANA – CC BY-SA 3-0 – Immersioni a Le formiche

La zona è oggi un ottima palestra per i subacquei, che possono effettuare immersioni nelle quali ammirare numerosi capolavori archeologici, mentre purtroppo gli oggetti che si trovano a basse profondità, sono stati trafugati nel corso degli anni.

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