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Prato: tra antico e contemporaneo

La provincia di Prato è la seconda più piccola provincia italiana (preceduta solo da Trieste) per numero di comuni oltre che per superficie, istituita soltanto nel 1992 per effetto di uno scorporo dalla provincia di Firenze: comprende soltanto i comuni di Prato (capoluogo), Cantagallo, Carmignano, Poggio a Caiano, Montemurlo, Vaiano e Vernio.
È l’ottava provincia toscana per numero di abitanti, poco più di 250mila, ma è caratterizzata dall’essere quella con il più alto reddito per abitante.

MASSIMILIANOGALARDI – CC BY-SA 3.0 – Il Duomo

La città di Prato unisce al fascino antico del centro storico, l’alternativa del moderno quartiere degli affari e dell’arte contemporanea, in un itinerario che dal Medioevo giunge fino ad oggi e si protende al futuro. Prato è una città dove si coniugano tradizione e innovazione e sull’intreccio di questo binomio ha costruito il suo patrimonio, sviluppando i valori dell’accoglienza e diventando una moderna metropoli multiculturale.
Il Distretto Industriale di Prato, il più importante in Italia e in Europa, è celebrato in tutto il mondo per la produzione dei tessuti: in questo settore lavorano più di 40mila addetti nelle circa 8mila aziende di tessuti, filati e macchinari legati a questo lavoro.
La città si fregia del merito di essere il più prestigioso centro tessile d’Italia, un’antica e nobile attività cittadina della quale è depositaria sin dal XIII secolo. In questo speciale scopriamo qualche curiosità storica ed alimentare di questo piccolo gioiello d’Italia.

IL CORTEGGIO STORICO

Il Corteggio con 600 figuranti in costume storico, 50 gonfaloni dei Comuni e delle città partecipanti, musici, sbandieratori e gruppi a cavallo, oltre all’attesissima ed emozionante ostensione della Sacra Cintola della Madonna dal pulpito del Duomo, è la principale festa civile e religiosa della città di Prato. La Sacra Cintola, conosciuta anche come Sacro Cingolo, è la reliquia più preziosa della città di Prato. È una cintura di stoffa di pelo di cammello color verde, intessuta di fili d’oro, con delle piccole nappe terminali, appartenuta a Maria. La reliquia, portata dalla Terrasanta da un giovane pratese nel 1141 dopo un avventuroso viaggio in mare, fu consegnata in dono alla città alla sua morte.
Nei secoli seguenti la sacra reliquia è stata venerata da principi e imperatori, santi, vescovi e papi, come Giovanni Paolo II, che la venerò il 19 marzo 1986 durante la sua visita a Prato. Oggi viene custodita nell’omonima cappella del Duomo e mostrata in pubblico cinque volte l’anno: a Natale, a Pasqua, il primo maggio, il 15 agosto e al termine del Corteggio Storico dell’8 settembre.
Ogni anno, per i festeggiamenti dell’8 settembre, i gruppi in costume attraversano le vie del centro città per raggiungere piazza Duomo, dove si incrociano i valori laici e religiosi, simbolicamente rappresentati dalle tre chiavi (due di proprietà del Comune ed una della Diocesi) che aprono lo scrigno contenente la preziosa reliquia.
L’ostensione viene celebrata dal Vescovo ed è il momento più simbolico e solenne della festa di Prato.

MUSEO DEL TESSUTO

MASSIMILIANOGALARDI – CC BY-SA 3.0 – Museo del tessuto

La vocazione tessile è da sempre uno degli elementi caratterizzanti del territorio della provincia di Prato e in epoca recente questa antica passione è stata celebrata con la nascita di un museo specifico.

Nato nel 1975 fra le mura dell’Istituto Tecnico Industriale Tessile Tullio Buzzi, come supporto alla formazione dei tecnici tessili, il Museo del Tessuto ha trovato nel 2003 la definitiva collocazione nei prestigiosi locali della ex Fabbrica Campolmi, la più grande fabbrica ottocentesca dentro le mura medievali, all’interno del centro storico, da sempre specializzata nella cimatoria, cioè in una fase della lavorazione del tessuto che consiste nel taglio e nella regolarizzazione della superficie pelosa.

Macchina follatrice

Con i suoi 3.600 mq di superficie espositiva, Il Museo del Tessuto di Prato è divenuta in breve tempo una tra le maggiori istituzioni europee dedicate alla valorizzazione del tessuto antico e contemporaneo.
Il patrimonio museale documenta l’arte del tessuto dall’era paleocristiana fino ai giorni nostri, per un totale di circa seimila reperti appartenenti a nuclei collezionistici molto vari. L’eccezionale raccolta di tessuti antichi, precolombiani, sete italiane ed europee dal XIV secolo al XIX secolo, si qualifica per la presenza di tessuti ed abiti etnici oltre a fogge europee ed è infine ulteriormente arricchita dai ricami e paramenti sacri. Infine è da annoverare l’archivio di tessuti contemporanei, che documentano lo sviluppo e le trasformazioni delle tendenze moda dal 1976, prima edizione della fiera campionaria Prato Espone, fino ai nostri giorni, andando ad includere materiali innovativi e sperimentali.
Il Museo del Tessuto è inoltre una struttura che organizza attività didattiche per le scuole di ogni ordine e grado, eventi e grandi mostre che pongono l’accento su tematiche legate alla storia della moda del tessuto e della moda antica e contemporanea.

IL GIOCO CON LA… PALLA GROSSA

La pratica di sport che utilizzano corpi sferici di grandezza variabile è antichissima: ai tempi dell’antica Grecia si giocava la Sferomachia; gli antichi romani si dilettavano in un gioco simile detto Arpasto (dal latino “strappare a forza”), utilizzando una sfera rivestita di pelle o cuoio piena di piume o altro materiale leggero.
Tra il XIV e il XV secolo, il gioco torna dalla Francia con variazioni nella tecnica e nelle regole: lo ritroviamo in Toscana, soprattutto a Firenze e Prato.
Il torneo della Palla Grossa di Prato era un avvenimento cittadino leggendario, indetto per celebrare ricorrenze straordinarie o festività solenni. Venivano ammessi al gioco aristocratico soltanto uomini di nobili natali; in seguito si aprì a tutti i giovani di comprovata destrezza e abilità, richiamando vere e proprie folle di spettatori.
Perché si chiamava “Palla Grossa”? Gli storici nei loro scritti affermano che il gioco si chiamava così perché era giocato in un campo più corto, con una sfera più grande e più pesante rispetto al calcio fiorentino; ulteriore differenziazione era il fatto che i calcianti fiorentini potevano colpire la palla anche con le mani.
La preparazione del torneo era scandita da cerimonie solenni: i calcianti partivano in corteo dalla chiesa di riferimento del quartiere, per arrivare all’arena di gioco, dove la sfida si giocava a partire dalle dieci della sera; la direzione della competizione era affidata a sei giudici, che assistevano seduti su un seggio rialzato.

Le due squadre erano composte da 54 giocatori, detti “calcianti”, che dovevano avere tra 18 e i 45 anni ed essere sani, robusti e di buona fama. I ruoli di gioco erano: corridori (attaccanti), sconciatori (difensori), datori innanzi (centrocampisti) e datori addietro (portieri). Quando la palla oltrepassava lo steccato avversario era punto, detto “posta” e la partita durava un’ora di tempo: allo scadere del tempo vinceva chi aveva ottenuto il maggior numero di punti.
Ancora oggi l’antico torneo della “Palla Grossa” è tra i principali appuntamenti delle tradizioni cittadine di Prato e si svolge annualmente in piazza del Mercato Nuovo, è un’occasione da non perdere per conoscere le radici di uno dei giochi oggi più diffusi sul pianeta.

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