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Aosta: una piccola, grande valle

La Valle d’Aosta è la regione più piccola d’Italia con 3.263 km2 di superficie ed è anche quella meno popolata, con circa 130 mila abitanti, il cui territorio è di fatto completamente montano.
Con un PIL pro capite pari a oltre 35.000 euro è seconda nella classifica tra le regioni e province autonome d’Italia, sospinta soprattutto dal turismo, favorito dalle numerose località di forte interesse, alcune delle quali conosciute e apprezzate a livello internazionale.
Roma delle alpi e crocevia d’Europa, la conca di Aosta si trova nel cuore della regione e abbraccia un territorio ricco di storia, caratterizzato soprattutto da famosi castelli e importanti testimonianze dell’epoca romana. L’architettura del capoluogo mostra comunque i segni storici di tutte le epoche che ha vissuto, presentando un eclettismo architettonico al limite della confusione: qui si possono ammirare infatti reperti romani al fianco di realizzazioni moderne, armonizzati in uno stile che contraddistingue Aosta e che probabilmente non avrebbe lo stesso successo in altre città. Situata in una conca di fondovalle, è circondata da una cornice di alte montagne, che insieme contribuiscono a creare un microclima specifico che sposta le caratteristiche climatiche alpine verso una tipologia più continentale. I periodi migliori per visitare la città sono senz’altro quello estivo, durante il quale si può approfittare dei sentieri e dei percorsi di trekking, e quello invernale, che mette a disposizione, oltre ai magnifici paesaggi innevati, anche il comprensorio sciistico annesso alla città.

“La vecchia Aosta di cesaree mura
ammantellata, che nel varco alpino
èleva sopra i barbari manieri
l’arco di Augusto…”

(Giosuè Carducci)

LA GROLLA E LA COPPA DELL’AMICIZIA

Elena Tartaglione, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons

Alcuni considerano la Grolla il vero simbolo di questa valle, certo è che non c’è visitatore che si fermi in questa terra che non sia affascinato dal rito che ne circonda l’oggetto e questo è il motivo per cui può capitare di trovare questo cimelio tra gli oggetti di arredo di famiglie che vivono molto lontane da questa terra.
La Grolla è un particolare calice da vino con coperchio, alto e stretto, nato sul tornio per poi essere rifinito dalle abili mani dell’artigiano con sapienti decorazioni, il tutto scavato in un blocco di legno pregiato generalmente di noce o di acero. Il termine grolla deriva dal “graal” che in lingua d’oil significava appunto calice e in origine era riservata alle occasioni speciali e conservata come una preziosa reliquia, tramandata di generazione in generazione e decorata a seconda delle possibilità del proprietario; per l’uso di tutti i giorni si ricorreva invece a più semplici ciotole di legno.
Per quel che concerne la Coppa dell’amicizia, è una ciotola in legno bassa e panciuta munita di coperchio scolpito a grappolo e innumerevoli beccucci, un manufatto oggigiorno molto diffuso nelle case ma anche nei bar e in qualsiasi posto si possa bere in compagnia, in quanto rappresenta un vero e proprio simbolo di convivialità. Importante è ricordarsi di lavarla, al primo uso, con del caffè amaro oppure con della grappa mentre, successivamente, va pulita solo con un panno umido e conservata lontano da fonti di calore.

LA PIETRA OLLARE

Da sempre in Valle d’Aosta c’è una fiorente attività legata alla lavorazione della pietra ollare, estratta dalle cave sulle splendide montagne che incorniciano le valli di Ayas, Champorcher e Valtournenche.
La pietra ollare è nota alle popolazioni alpine sin da epoca preistorica e già durante il neolitico veniva impiegata per la realizzazione di numerosi oggetti di uso quotidiano: si tratta di una roccia verde di consistenza omogenea e compatta, è caratterizzata da un’elevata malleabilità che la rende immediatamente lavorabile dopo l’estrazione.
Il nome particolare che le è stato attribuito è di derivazione romana e fa riferimento all’olla, una sorta di recipiente dalla forma simile ad una pentola, realizzato in terracotta o altro materiale, che i romani impiegavano per cuocere o conservare gli alimenti o per riporvi le ceneri. La lavorazione della pietra ollare è una delle attività artigianali più caratteristiche e radicate della regione, specialmente nelle zone della Valle d’Ayas, della Valle di Champorcher e della Valtournenche dove, oggi come un tempo, gli esperti tornitori realizzano sculture, piatti, ciotole, scatole e stufe riccamente lavorate, avvalendosi dell’ausilio di torni azionati a pedale.
Per moltissimo tempo, di fatto fino all’introduzione del riscaldamento centrale della regione, molte famiglie si avvalevano proprio di queste particolari stufe in pietra ollare per riscaldare le abitazioni.

LA FIERA DI SANT’ORSO AD AOSTA

Tutti gli anni, il 30 e 31 Gennaio, il centro di Aosta ospita la Fiera di Sant’Orso, conosciuta anche come “la Millenaria”, grazie alle sue mille e oltre edizioni. Nata come fiera agricola è divenuta poi la festa del popolo, un momento di incontro, un’occasione per rivivere e riscoprire le tradizioni della Valle d’Aosta.

LAUROM – CC BY-SA 3.0 – Chiesa di Sant’Orso, interno.

L’anno 1000 è considerato l’anno “zero” della Fiera e la leggenda vuole che tutto abbia avuto inizio nell’area della Chiesa di Sant’Orso, dove il Santo era solito distribuire ai poveri indumenti e “Sabot”, le tipiche calzature in legno ancora oggi presenti in Fiera.
Il simbolo della manifestazione è il Galletto ma sono tanti gli oggetti legati alla tradizione: i Sabot naturalmente, la Coppa dell’Amicizia e la Grolla, i giocattoli “Tatà” e poi gli oggetti di uso quotidiano fino a qualche decennio fa: rastrelli, cestini e gerle, botti.
Più di mille espositori partecipano a questa grande festa di popolo, in cui le materie prime locali, unite alle tradizioni, divengono protagoniste di questa festa. Il legno è certamente il “re” della Fiera, ma non mancano stupendi esempi di lavori in pietra ollare, ferro, rame, ceramica, vetro, tessuti e pizzi, frutto delle capacità e della fantasia di artigiani e hobbisti. La Fiera è anche un momento per degustare la gastronomia tipica della città ed è rallegrata da momenti folkloristici di balli e canti, che trovano il loro clou nella veglia durante la notte tra il 30 e il 31 gennaio, durante la quale le vie illuminate restano piene di gente fino all’alba.

IN GITA FUORI AOSTA

Ovunque vi dirigiate, qualsiasi valle sceglierete di visitare, questo delizioso territorio non tradirà mai le vostre aspettative, anzi vi sorprenderà sempre in modo inaspettato e piacevole. A titolo esemplificativo vi vogliamo parlare di due località particolarmente amene, in rappresentanza delle numerose altre degne di nota. Cominciamo da Valtournenche, che si trova 1.500 metri sul livello del mare ed è un paese di montagna autentico, con le frazioni che conservano ancora oggi il fascino immutato di un tempo con i tipici rascard, costruzioni in legno e pietra che suscitano sensazioni di serenità e tranquillità.
Alcuni ritrovamenti archeologici confermano che Valtournenche, o per meglio dire Valtorenche, come fu chiamata fino alla metà del XX secolo, fu già abitata in epoca preistorica, in un periodo che si colloca tra il tardo Neolitico e l’antica età del bronzo. L’attuale conformazione del paese, l’ospitalità dei suoi abitanti e una spiccata propensione al turismo, lo rendono posto ideale per le vacanze, facendone un luogo dove il turismo è di casa, dove le alte vette e le scalate si coniugano con attività più rilassanti e con un’ampia scelta di infrastrutture ricettive.

SCHRÄGAUFZUG – CC BY-SA 4.0 – Ascensore per raggiungere Cheneil

Per fare un salto nella storia, a Valtournenche basta semplicemente camminare nella piazzetta della chiesa, decorata con lapidi che raccontano le tante imprese delle Guide Alpine del Cervino, ricordate per le loro leggendarie avventure sulle montagne di casa e del mondo. Per chi volesse fare un approfondimento sulle meraviglie di questo luogo, consigliamo la via ferrata, attrezzata proprio sulla parete davanti al municipio, o una visita al Muséé de l’Alpage, dedicato alla vita agreste; assolutamente da non perdere e fattibile in ogni stagione, suggeriamo una visita a Cheneil, frazione raggiungibile soltanto a piedi o con ascensore panoramico, che offre una vista unica.
La seconda tappa consigliata è a La Thuile, centro turistico della valle del Piccolo San Bernardo, un piccolo prezioso gioiello delle Alpi occidentali posizionato a 1.450 metri sul livello del mare, sorto attorno alle sue miniere di carbone, ancor oggi visitabili, suggestiva attrazione da non perdere.

CHRISTIAN – CC BY-SA 3.0 – Ghiacciaio del Rutor

Nata in posizione favorevole, proprio all’altezza del valico verso la Francia e la meravigliosa Val d’Isère, è un paese in cui i ritmi lenti e gli echi di una storia lontana si legano alla modernità delle strutture di accoglienza e di vitalità del turismo montano. Oggi La Thuile è una delle più vaste ed estese stazioni sciistiche d’Italia, meta degli appassionati di tutta Europa, benedetta da nevi copiose e da un paesaggio altamente spettacolare sia d’inverno che d’estate, segnato dai profili arditi e dalle verticalità della cima più alta del continente e dalle nevi perenni del ghiacciaio del Rutor.

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