Il nome Vesuvio (in latino classico Vesuvius) è presumibilmente d’origine indoeuropea, da una base “aues”, “illuminare” o “eus”, “bruciare. Il Vesuvio si stacca nettamente dalla piana su cui sorge. Il circuito della base misura circa 20 chilometri e la vetta è a 1.281 metri sul livello del mare. Quest’ultima misura varia con il tempo, a causa dell’altezza variabile del cono. Il Vesuvio è un vulcano che alterna periodi di grande attività vulcanica a intervalli in cui pare dormiente. In più di un’eruzione ha fatto danni enormi, la più tristemente famosa è quella del 79 d.C., dove furono distrutte e sepolte Ercolano, Stabia e Pompei. Si ricorda anche quella che nel dicembre del 1631 distrusse la maggior parte dell’abitato intorno a sé e uccise ben 40.000 persone. La catastrofica eruzione ebbe dimensioni così immani che lanciò nell’atmosfera migliaia di tonnellate di ceneri, lapilli e scorie. Uno strato di quel materiale, spesso da un minimo di 50 centimetri sino a tre metri, fu scagliato sino ad un’altezza di circa 20-30 mila metri e, trasportato dai venti di alta quota, si propagò in direzione Sud-Sud-Est, arrivando in parte sulla Grecia.
L’ultima eruzione avvenne nel 1944, furono distrutti vari centri abitati, le ceneri arrivarono fino in Albania e i metri cubi di lava che si riversarono nel napoletano furono ventuno milioni.

I PAESI VESUVIANI
Scenic view of ruins and statues in ancient city of Pompei, Italy

I ‘Paesi Vesuviani‘ è una antica definizione convenzionale (non riconosciuta da nessun ente) che indica quella fascia di comuni dell’Area metropolitana di Napoli situati ai piedi o, come nel caso di Pompei, nelle immediate vicinanze del sistema Somma-Vesuvio.
Essendo situati sul litorale vesuviano e alle falde del Vesuvio e del Monte Somma appartengono a quella che viene comunemente definita “Zona rossa”, cioè a maggiore rischio. I parametri geografici probabilmente più utili per definire i paesi vesuviani ( o anche “comuni vesuviani”) si rifanno al piano di sicurezza predisposto dalla protezione civile in caso di eruzione del Vesuvio.
I diciotto comuni con il più alto rischio di essere danneggiati dal vulcano, comprendono centri come Torre del Greco, Portici ed Ercolano, che hanno più di 50 mila abitanti l’uno, fino ad arrivare a San Sebastiano al Vesuvio, Trecase e Massa di Somma, centri con meno di 10 mila abitanti, per un totale di oltre 500 mila persone che convivono con il vulcano. Di essi 13 appartengono al Parco Nazionale del Vesuvio, nato il 5 giugno 1995 per il grande interesse geologico, biologico e storico che il suo territorio rappresenta e la cui sua sede è collocata nel comune di Ottaviano.

VIVERE CON UN VULCANO

Nel mondo ci sono circa 500 milioni di persone che, nonostante il rischio di avere un cratere proprio sopra la testa, vivono vicino a un vulcano attivo. Una scelta che può sembrare un po’ azzardata, ma che presenta anche i suoi lati positivi.
Il suolo vicino ai vulcani è infatti molto fertile e i materiali espulsi possono essere usati nella vita quotidiana per costruire oggetti e utensili; in passato spesso molte abitazioni sono state costruite proprio con i detriti del vicino vulcano.
In tempi in cui si parla sempre più di energia rinnovabile, va considerato anche che i vulcani sono una fonte di energia inesauribile, che non produce effetti dannosi sull’ambiente. È interessante ad esempio considerare come il calore che si sprigiona dalla Terra, soprattutto nei punti dove la crosta è più sottile o presenta delle spaccature, può venire utilizzato per riscaldare le case. Interessante il caso dell’Islanda, che è una delle zone più vulcaniche della Terra, dove il riscaldamento è esclusivamente geotermico: le case sono tutte riscaldate con l’acqua bollente che viene da sotto terra e che viene convogliata nelle tubature.

I VULCANI ATTIVI NEL MONDO

I vulcani non sono distribuiti in modo casuale sulla superficie terrestre, ma sono indicatori di zone di debolezza corrispondenti ad aree instabili della crosta terrestre, in corrispondenza dei limiti di placca: si stima che circa il 99% dei vulcani sono concentrati in queste aree, soggette anche da frequenti e forti terremoti.
Sulla Terra i maggiori vulcani attivi sono, andando da ovest a est: l’Akutan (isole Aleutine), lo Shishaldin (Aleutine), il Kilavea (Hawaii), il Popocotepetl (Messico), il Cerro Negro (Nicaragua), il Soufriere Hills (isola caraibica di Monserrat), il Fogo Caldera (Capoverde), l’Etna (Sicilia), il Merapi (Giava), il Komagatake (Giappone), il Karymsky e il Keyuchevskoi (penisola russa della Kamchatka), vi sono poi le eruzioni sottomarine in prossimità delle isole Marianne, il Rabaul Caldera, a Papua Nuova Guinea, il Ruapehu, in Nuova Zelanda, poi ancora eruzioni sottomarine nell’area dell’isola di Vanuatu e il Metis Shosl a Tonga.
Sul territorio italiano esistono almeno dieci vulcani o sistemi vulcanici attivi, considerati tali perché hanno dato manifestazioni negli ultimi 10.000 anni: i Colli Albani, i Campi Flegrei, il Vesuvio, Ischia, Stromboli, Lipari, Vulcano, l’Etna, Pantelleria, l’Isola Ferdinandea.

I PINK FLOYD A POMPEI

Nell’ottobre 1971, immersi nel cielo nitido di un insolito autunno, i Pink Floyd registrarono il loro film-concerto nell’anfiteatro di Pompei, distrutto dall’eruzione del 79.
All’apice della notorietà, mentre a Parigi stava nascendo The Dark Side of the Moon, i Pink Floyd ricevettero l’offerta di fare un film-concerto che il regista Adrian Maben ebbe l’idea di girare in uno scenario assolutamente anticonvenzionale come l’anfiteatro di Pompei ed il Vesuvio, dove in alcune scene si vedono passeggiare gli artisti. Il live è stato girato nell’era dei concerti megalitici con migliaia di spettatori, ma in controtendenza, al live dei Pink Floyd il pubblico venne lasciato fuori dell’arena per avere la massima purezza di suono.
L’accurata ricerca stilistica delle immagini, unita alla naturale bellezza del sito scelto e alle magiche melodie dei Pink Floyd, trasporta in un viaggio lungo ottantacinque minuti, dove echi lontani della distruzione vesuviana si uniscono ai sussurri dei più distanti orizzonti cosmici, in un’atmosfera che involontariamente mescola in modo intrigante antichità e modernità, sacro e profano, musica e archeologia, dove le note dei Pink Floyd fanno emergere gli echi inespressi di quella civiltà sepolta dalla furia lavica del Vesuvio, che proprio sulle loro note sembra riemergere dalle rovine.

MAGICA DE SPELLE GENNARINO

Sulle pendici del Vesuvio abita un personaggio del mondo Disney: la fattucchiera Amelia. Il creatore di Amelia (Magica De Spell, nella versione originale), Carl Barks, si ispirò a Sofia Loren per creare il personaggio di Amelia e probabilmente è proprio per questo che vive alle falde del Vesuvio. In merito a questa creazione, Carl Banks dice: «In parecchi film disneyani ci sono delle streghe; ho deciso perciò di inserirne una nelle mie storie. Ho pensato di creare Amelia facendone un personaggio accattivante, bello, al contrario delle streghe tradizionali che erano tutte vecchie e brutte. Per crearla confermo di essermi ispirato a Sophia Loren e a Morticia Addams, della Famiglia Addams da cui mi sono ispirato soprattutto per i lunghi capelli neri. Ne è venuta fiori una singolare combinazione con Sophia Loren, una via di mezzo tra la “maggiorata” e la strega tradizionale». Amelia vive in una casetta alle pendici del Vesuvio, in compagnia del suo corvo Gennarino ed è ossessionata dalla conquista della Moneta Numero Uno di Paperon de’ Paperoni: nell’edizione italiana del cartone, il personaggio parla con un forte accento partenopeo.

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