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Venezia: una città sospesa fra acqua e cielo

Per le peculiarità urbanistiche e per l’inestimabile patrimonio artistico, Venezia è universalmente considerata una tra le più belle città del mondo ed è annoverata tra i patrimoni dell’umanità tutelati dall’Unesco. Un fattore che ha contribuito a farne la città italiana con il più alto flusso turistico, in gran parte dall’estero. Il territorio comunale si estende su buona parte della Laguna di Venezia, ma anche sulla terraferma circostante, comprendendo la vasta area metropolitana che ha per centro Mestre. La città sorge su un arcipelago di 118 isolette intersecate da 150 canali e collegate fra loro da 417 ponti. Venezia è divisa in sestieri (sei, per la precisione; Cannaregio, Castello, San Marco, Dorsoduro, Giudecca, Santa Croce-San Polo), unità amministrative istituite da Napoleone. Gli indirizzi non seguono il normale sistema della numerazione civica fatta per strade, ma una sorta di codici relativa ai sestieri. A Venezia ci sono 417 ponti, dei quali 72 privati. Si contano 300 ponti costruiti in pietra, 60 in ferro, i restanti 57 in legno. L’ultimo ponte costruito a Venezia fu quello eseguito su progetto dell’architetto spagnolo Santiago Calatrava (Ponte della Costituzione, installato nell’agosto 2007 ed aperto senza inaugurazione la notte dell’11 settembre 2008) che è il quarto ponte che attraversa il Canal Grande e collega Piazzale Roma con la stazione. Nei tempi antichi i ponti a Venezia erano sprovvisti di gradini in quanto fino al ‘500 era consentito andare su cavalli. Sono solo due i ponti di Venezia che non hanno spallette, uno si trova a Torcello e si chiama Ponte del Diavolo, un altro (privato) è visibile in Rio di San Felice (vicino alla Scuola Grande della Misericordia). La strada più stretta di Venezia si chiama Calletta Varisco che si trova su una laterale nelle vicinanze di Campo San Canciano: ha una larghezza di solo 54 centimetri!

Toponomastica Veneziana

Sorta sull’acqua, senza strade percorribili da macchine, è una città unica al mondo anche… nei nomi! L’unica piazza è quella di San Marco (e c’è piazzale Roma, l’unica a cui accedono le macchine), le altre piazze sono chiamate campi, le strade calli, i canali rio (con l’eccezione del Canal Grande e di quello della Giudecca). Inoltre, girando per Venezia ci si imbatte in bellissime chiese dedicate a santi… mai sentiti prima! C’è un perché: i nomi sono in veneziano: Sant’Alvise (Luigi), San Stae (Eustacchio), Zanipolo (Giovanni e Paolo), Marcuola (fusione di Ermagora e Fortunato), San Pantalon (Pantaleone), San Zulian (Giuliano).

La gondola veneziana

La gondola è l’imbarcazione veneziana più antica e conosciuta nel mondo. Diventata oggi il simbolo di una Venezia sempre più attrazione turistica, la gondola continua a popolare i canali veneziani e a scarrozzare gruppi di chiassosi turisti in cerca di un’emozione da raccontare… La famosissima imbarcazione veneziana deriva il suo nome dal latino “cuncula” ovvero  conchiglia: lunga 11 m e pesante 600 Kg, ma facilmente manovrata con un solo remo dal gondoliere. Oltre alla notorietà derivatale dal fascino proprio della città in cui viene tipicamente usata per raggiungere via acqua diverse parti dei sestieri, è studiata per le sue particolari caratteristiche costruttive che ne fanno un’imbarcazione unica al mondo. La struttura è asimmetrica, con il lato sinistro più largo rispetto a quello destro; quindi, si può dire che navighi sempre inclinata su un fianco; questa caratteristica bilancia inoltre la tendenza a ruotare verso sinistra in virtù della spinta dell’unico remo. Il fondo è piatto consentendo di passare anche per fondali di pochi centimetri. La gondola viene costruita negli “squeri” o cantieri ed è fatta di otto diversi tipi di legno, ma ci sono anche degli elementi in metallo, ovvero il “ferro” di prora con il caratteristico pettine a sei denti che rappresenta i sei sestieri di Venezia e il “risso” di poppa che invece rappresenta la Giudecca. Nel 1580 si potevano contare circa 10.000 gondole, oggi in laguna non se ne contano più di 500.

LE ALTANE

Le altane sono un elemento tipico dell’edilizia minore veneziana. Le altane vengono posizionate sui tetti delle case ed assumono un utilizzo simile a quello delle terrazze. Nei secoli scorsi a Venezia c’erano centinaia di altane, al punto che quasi tutte le abitazioni ne possedevano una, lo testimoniano i dipinti dei vedutisti del Settecento, tra i quali il grande Canaletto. Attualmente il loro numero si è notevolmente ridotto a causa della manutenzione che esse necessitano (le assi che le compongono sono infatti in legno, e sono esposte di continuo agli eventi meteorologici), ed anche per la grande difficoltà nel rilascio del permesso edilizio necessario alla sua costruzione. Le altane nei tempi antichi servivano principalmente per stendervi ad asciugare le lenzuola ed i vestiti ma anche per usare il battipanni su indumenti e tappeti. Al giorno d’oggi le altane possono essere utilizzate come luogo di abbronzatura al riparo da sguardi indiscreti, ma anche per poter cenare in compagnia della famiglia o degli amici. I fortunati possessori delle altane possono inoltre assistere da un punto decisamente privilegiato ai fuochi d’artificio la notte del Redentore.

LE MASCHERE DEL CARNEVALE

La storia della maschera veneziana è antica e le prime tracce di maschere che combinavano assieme carta pesta, colla di farina, garze e colori risalgono alla fine del 1200. A partire dalla seconda metà del XVIII secolo si contavano 12 botteghe di maschere: poche in confronto all’uso e all’abuso che ne era fatto. Nel 1600 il governo della Repubblica, per contenere la moda in voga, proibì di indossare maschere al di fuori del carnevale, nei luoghi di culto e oltre orari prestabiliti. La Bauta fu l’unica maschera ad essere “tutelata dalla legge” alla stregua di chi la indossava. La maschera bianca, unisex, molto comune tra i ceti più abbienti, assieme al tipico mantello e tricorno nero era d’obbligo in certe cerimonie ufficiali e meno ufficiali, per mantenere un anonimato legalizzato. Altre maschere tipiche sono la Moreta, la misteriosa serva muta, “maschera delle donne”, che era sostenuta da un bottoncino tenuto con la bocca, la Gnaga, a muso di gattina, una sorta di travestitismo ante literam dei giovani veneziani, che imitavano ridicolizzando o rendendo grottesco e volgare il sesso femminile, lo Zanni, contadino inurbato, outsider in città in cerca di lavoro e pronto a tutto, da cui derivano le caratterizzazioni di Arlecchino e di molte varianti regionali. Ma i personaggi più noti sono di certo Pantalone, maschera veneziana per eccellenza del vecchio ricco e avaro, Fracanapa, l’anti-Pantalone, dalla parte della plebe, che rispecchiava la visione della terraferma e infine Colombina, la servetta furba della commedia dell’arte. In occasione del Carnevale a Venezia si mangiano le fritole e si istituiscono i sensi unici pedonali (il che può dare l’idea dello straordinario afflusso di gente!).

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