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Il bergamotto: una pianta invidiata da tutti

«Il cameriere si sollevò sulla punta dei piedi per infilargli la redingote di panno marrone e gli porse il fazzoletto con le tre gocce di bergamotto», così Giuseppe Tommasi di Lampedusa introduce la preziosa essenza nel suo capolavoro “Il Gattopardo”, quando descrive l’incontro del Principe Fabrizio Salina con il funzionario piemontese Aimone Chevalley di Monterzuolo, venuto in Sicilia a magnificare all’aristocratico interlocutore, le prospettive della nascente Unità d’Italia.
In tanti ci hanno tentato: California, Brasile, Argentina, Africa; ci hanno provato anche gli israeliani, che pure sono riusciti a coltivare ortaggi nelle sabbie del deserto del Negev! Ma nessuno finora c’è riuscito. Il Citrus Bergamia Risso, famiglia delle Rutacee, sottofamiglia Mesperidee, genere Citrus, meglio conosciuto come Bergamotto, nome che probabilmente deriva dal turco Beg armudi, “pero del Signore”, è un agrume ostinato e quasi magico, perché fruttifica e nessuno ne sa spiegare con certezza i motivi, solo nella fascia costiera (un’ottantina di chilometri per una decina di profondità) che va da Villa San Giovanni a Bovalino, estrema propaggine della Calabria jonica reggina.

 

L’origine del Bergamotto è incerta ed alcuni ritengono che derivi dalla mutazione di altra specie agrumaria. La leggenda vorrebbe far derivare il bergamotto dalle Isole Canarie nella città di Berga (Spagna), dove sarebbe stato importato da Cristoforo Colombo intorno alla fine del Quattrocento.
Intorno al 1750, Nicola Parisi ha impiantato a Reggio Calabria, presso il fondo denominato “Giunchi”, il primo bergamotteto; ne fece seguito una rapida estensione della coltivazione. Anche se alcuni botanici hanno considerato il bergamotto un “ibrido” derivato dalla limetta dolce e dal limone, con i quali ha alcuni caratteri in comune, oggi prevale la convinzione che trattasi di una specie a sé, forse frutto di un innesto casuale.
La pianta di bergamotto non supera i quattro metri di altezza; ha rami irregolari e foglie di colore verde scuro, alterne, oblunghe, prive di peluria e ricche di ghiandole contenenti olio essenziale. I frutti del Bergamotto sono tondeggianti, qualche volta sferici, con buccia liscia e spessa che va dal verde al giallo con il progredire della maturazione, con un peso che va dagli 80 ai 200 grammi. La coltivazione e la lavorazione del Bergamotto coinvolge 650 aziende agricole, 7000 gli addetti, considerato anche l’indotto, 1300 gli ettari interessati da questa coltivazione.
L’essenza di bergamotto è da secoli utilizzata nella cosmesi per la sua facoltà di dare un tocco in più ai profumi rendendoli migliori. Oggi, poi, un nuove ricerche mettono in luce caratteristiche inaspettate del succo di questo agrume, che avrebbe anche proprietà anticolesterolo.
Secondo le ultime scoperte scientifiche, descritte dall’autorevole “International Journal of Cardiology”, il bergamotto (il succo, stavolta) sarebbe capace di ridurre i livelli del colesterolo LDL, quello “cattivo”, e far aumentare al contempo quelli di colesterolo HDL , riducendo perciò le dosi di farmaci per il cuore. Insomma, un alleato potente e naturale per il vasto popolo di cardiopatici e diabetici sparsi nel mondo.

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