Territori

Le virtù e altre storie teramane

Il primo maggio è noto per essere la giornata legata alla Festa dei Lavoratori, ma quando ci si trova all’interno della provincia di Teramo, questo giorno diventa anche e soprattutto, una giornata di festa gastronomica, legata alla tradizione delle Virtù. Le Virtù teramane sono la preparazione più rappresentativa di Teramo, un piatto povero nella sua origine, in quanto ottenuto dagli avanzi recuperati dalla dispensa dell’inverno, ma estremamente ricco per copiosità di ingredienti, che possono arrivare fino a cinquanta: la tradizione vuole che ci siano 7 ingredienti per ogni tipologia, quindi avremo 7 tipi di verdure, di carne e odori, proprio perché è legato alle 7 virtù della tradizione cristiana. Tra gli ingredienti sempre presenti, un ruolo fondamentale è rappresentato dai legumi che si possono utilizzare, secchi e conservati da tempo in casa, come lenticchie e ceci e di stagione, ma anche appena raccolti, come fave e piselli. A questi si aggiunge un’ampia gamma di verdure, come carote, spinaci, cavolfiori e di carni, come le cotiche del maiale e naturalmente la pasta, che può essere di varie lunghezze e tipologie, corta, lunga, fatta in casa e non, ma che va aggiunta alla fine, quando il piatto con carni e verdure è già pronto. La preparazione di questo piatto è molto lunga, proprio perché ogni gruppo di ingredienti deve essere cotto a parte e l’attenzione con cui si preparano le Virtù è una parte fondamentale di un rito che, dalla notte dei tempi, si rinnova ogni anno. Non è nota infatti l’origine della ricetta, alcune fonti ritengono che il nome deriverebbe da Virtutes, che in epoca romana erano le verdure raccolte dai contadini, mentre altri affermano che il piatto deriverebbe dalla virtù e quindi dalla capacità e dalla parsimonia messa in scena dalle massaie teramane per realizzare una portata che impiega esclusivamente gli ingredienti avanzati durante la stagione invernale. Ma Teramo e la sua provincia a tavola non è solo Virtù, ma una carrellata di piatti a tutto tondo che completano menu semplici, ma di grande gusto e tradizione. Partiamo dall’antipasto, con i fegatini, le fuje strascinite e le patate ‘mporchettate, per passare ai primi piatti, dove segnaliamo il cardone in brodo, le ceppe al sugo e il minestrone alla Torricellese; in termini di secondi piatti va certamente ricordato il brodetto alla giuliese, ma anche il cacio e ovo, la capra alla neretese e la ‘ndocca ‘ndocca, senza dimenticare la porchetta che qui è un’arte antica, basti pensare che se ne trova menzione negli Statuti del Comune di Campli, sin dal 1575. Chiudiamo con i dolci, citando il Pan Ducale, che la tradizione vuole nato ad Atri, i Bocconotti, uno squisito pasticcino a base di pastafrolla, menzionato nel “Vocabolario abruzzese” di Domenico Bielli del 1930 e i Pepatelli, gustosi biscottini tipici in tutta la provincia di Teramo, che richiamano per certi aspetti il medievale “pan pepato”.

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