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Il risotto di Cavour: “plures amicos mensa quam mens concipit”

Tra coloro che vengono considerati “Padri della Patria”, sicuramente si deve ricordare il conte Camillo Benso di Cavour. Oltre alle passioni per politica, donne e gioco, aveva anche quella per la buona tavola. Nei suoi possedimenti cercò sia di migliorare la coltura della barbabietola da zuc­chero che di produrre un eccellente Barolo. Moltissime furono le innova­zioni che apportò all’agricoltura piemontese: promosse la rotazione delle colture, l’uso dei concimi come il guano, l’allevamento di nuove razze di bestiame, la fondazione di una società d’irrigazione, la sperimentazione di macchine agricole di provenienza inglese (aratri, erpici, trebbiatrici, tagliapaglia).

Determinante fu il suo contri­buto a risicoltura e viticoltura, della quale modificò i sistemi di produzione ed invecchiamento. Il Conte ripeteva spesso: “Plures amicos mensa quam mens conci­pit” (cattura più amici la mensa che la mente), ed era talmente convinto delle virtù diplomati­che di un buon pranzo e di una buona bottiglia che, quando un suo diplomatico partiva per una capitale straniera, si accertava che nel bagaglio ci fosse anche qualche bottiglia di Barolo. Il piatto preferito dal giovane Cavour era un semplice riso (Pasticcio di riso alla moda Cavour), condito di burro e parmigiano, arricchito con pezzetti di pomodoro saltati in padella e uova frittellate. Per sposare tutti questi ingredienti la pietanza era passata in forno per alcuni minuti e servita irrorata con sugo di arrosto ristretto. Cavour riteneva che il gusto del suo riso venisse esaltato se annaffiato da una bottiglia di Barolo.

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