Cultura

Un panettone a norma di legge

Non c’è Natale senza il panettone, una tradizione che ogni anno rinnova il proprio successo, a prescindere dalle mode e dall’arrivo di nuove dolci tentazioni da ogni parte del mondo.
Ricordate Fantozzi che raccontava come “la Vigilia di Natale, su nell’Olimpo del 18° piano, i Megadirettori Naturali e Laterali si scambiano strenne faraoniche: panettoni d’oro con zaffiri e ametiste al posto dei canditi brindando con champagne riserva 1612”?
Ebbene, che sia seria o provocatoria, una festa legata al Natale finisce sempre con una buona fetta del dolce che, a parte qualche leggenda che lo attribuisce a Ludovico il Moro, gran signore di Milano nel Quattrocento, o a tal Messer Ulivo degli Atellani, ha visto la sua nascita attorno al 1500.
Il panettone così come lo conosciamo noi, deve la sua forma a un’innovazione introdotta dalle pasticcerie Motta e Alemagna di Milano attorno agli Anni 20 del Novecento: l’introduzione dell’uso di una guaina di carta oleosa alla base del dolce, che rimane incollata all’impasto a fine cottura, con lo scopo di creare il panettone “a fungo” (cioè con la forma che poi si è imposta come la norma), più alto e soffice.
Nel passato del panettone troviamo anche una tradizione che tiene testa al biglietto dorato di Willy Wonka nella celebre storia de “La fabbrica di cioccolato”: per un certo periodo, infatti, ci fu l’uso di mettere nell’impasto una moneta d’oro o d’argento e chi avesse trovato il “tesoro” nella sua fetta poteva considerarsi fortunato per tutto l’anno a venire.
Buffo è il fatto che, grazie agli emigranti, in posti come Argentina, Uruguay, Brasile e soprattutto in Perù, ha perso i connotati “natalizi” e si mangia tutto l’anno.
Il panettone però non è solo tradizione, racconti e dolcezze, ma anche un affare di legge: esistono precise norme che ne regolano la denominazione legale e ne tutelano l’identità, con sanzioni per chi non rispetta le regole.
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