
Non si può raccontare l’Italia ai visitatori senza raccontare i suoi tavoli, i suoi bar e le sue insegne. Eppure, la ristorazione, pur essendo una leva concreta dell’attrattività delle destinazioni, continua a rimanere fuori dalla definizione di impresa turistica.
Il tema è stato riportato al centro del dibattito da Lino Enrico Stoppani, presidente di FIPE-Confcommercio, durante l’incontro romano “Perché il turismo è”, promosso dal Ministero del Turismo. La richiesta è chiara: adeguare le regole al ruolo effettivo che i pubblici esercizi svolgono nell’economia del Paese e nell’esperienza di chi viaggia.
Un contributo che va oltre il servizio
Secondo i dati richiamati da FIPE, i consumi turistici destinati alla ristorazione ammontano a 32,3 miliardi di euro. Una cifra che colloca il comparto subito dopo la ricettività e a una distanza contenuta dai servizi di alloggio.
Anche l’occupazione conferma la rilevanza del settore: bar, ristoranti e pubblici esercizi coinvolgono oltre 1,5 milioni di lavoratrici e lavoratori. Non è quindi un’attività collaterale al turismo, ma una delle sue infrastrutture economiche e sociali più diffuse.
Il nodo normativo
Il paradosso sta tutto nell’inquadramento: le imprese della ristorazione partecipano alla costruzione dell’offerta turistica, ma non possono accedere pienamente alle opportunità riservate alle imprese turistiche.
Questo significa minori possibilità di beneficiare di misure dedicate a innovazione, riqualificazione, investimenti e promozione territoriale. Per FIPE, non si tratta di un limite imposto dall’Europa, ma di una scelta normativa italiana che oggi merita di essere rivista.
Perché il riconoscimento conta
Per chi visita una città o una località, l’esperienza non termina all’ingresso in hotel, ma passa attraverso una colazione al bar, un pranzo veloce, una cena in ristorante e dall’incontro con prodotti, persone e tradizioni del territorio.
La ristorazione, in questa prospettiva, contribuisce a rendere una destinazione più riconoscibile, accogliente e competitiva. È un fattore che incide sulla qualità percepita del viaggio e sulla capacità del turismo di distribuire valore nelle comunità.
La richiesta alle istituzioni
FIPE sollecita quindi un intervento che elimini l’attuale disparità e inserisca a pieno titolo i pubblici esercizi nel sistema delle politiche turistiche. Il riconoscimento dovrebbe tradursi in strumenti coerenti per accompagnare le imprese nella crescita, nell’ammodernamento e nella valorizzazione dell’offerta.
Riconoscere la ristorazione come impresa turistica non significa attribuirle un’etichetta formale, bensì vuol dire attribuire un equo riconoscimento al suo impatto reale: ogni giorno, infatti, il mondo Horeca contribuisce a trasformare il patrimonio italiano in un’esperienza da vivere, ricordare e scegliere di nuovo.









