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Territori

La cucina messinese

Come avviene in tutte le province della Sicilia, anche la cucina messinese offre davvero moltissime ricette per deliziare i palati, con un menu estremamente ricco che include proposte che soddisfano ogni gusto, spaziando tra carne, pesce, pasta, verdure e dolci. Va detto anzitutto che anche a Messina, come in molte altre città della Sicilia, è fortemente viva la tradizione dello street food, che si snoda attraverso arancini, bomboloni, calia (una preparazione tipica nata in Calabria), focacce messinesi, in particolare il famoso “pituni”, il calzone fritto, per non scordare gli scagliozzi, fette triangolari di polenta fritta e per i più… coraggiosi la “stigghiola”, a base di budella, i “taiuni”, fatti di interiora di vitello arrostite e la “virina”, mammelle di mucca.

Un primo piatto molto famoso, anche perché protagonista in tv nelle puntate della fiction “Il Commissario Montalbano”, è la celeberrima “pasta ‘ncaciata”, un primo piatto gustoso e ricco, una pasta al forno con melanzane, preparata con tanti ingredienti, che deve presumibilmente il suo nome alla tipica pentola nella quale veniva assemblata a strati e poi cotta lentamente, ma c’è chi sostiene che la vera origine sia legata alla presenza del cacio. Un secondo piatto altrettanto saporito è il “piscistoccu a’ ghiotta”, una conserva di stoccafisso che, a differenza della pasta di prima, particolarmente gradita il giorno di Ferragosto, rappresenta una tradizione soprattutto consolidata nel Venerdì Santo o alla Vigilia di Natale: anche in questo caso si tratta di un vero e proprio piatto unico, perché cucinandolo si ottiene un prelibato sughetto con cui fare degli spaghetti da sogno, ma i più golosi preferiscono di certo usare del pane casereccio per fare una scarpetta da leccarsi i baffi. Come altre ricette di Messina, anche questa è fortemente contesa da Reggio Calabria: per ovvi motivi le due città rivaleggiano anche in cucina e le origini dei piatti che hanno in comune non sono sempre così chiare. Se invece siete più attratti dalla carne, allora non potete perdervi il “falsomagro”, ricetta che risale al periodo della dominazione Angioina del XIII secolo, costituito da una fetta di carne di manzo farcita con un ripieno, arrotolata e cotta in padella, dove il ripieno è generalmente costituito da carne bovine tritata, mortadella o pancetta, lardo, uova sode e caciocavallo. Il “farsumagru” è, sicuramente, una preparazione di influenza francese, anche se l’originale era ben diversa da quella povera della tradizione siciliana: è proprio dai francesi che i siciliani appresero l’arte di condire, farcire, insaporire le pietanze. Come dessert puntiamo senza dubbia sulla “pignolata”, una montagnetta di gnocchetti fritti consistenti all’esterno ma dal cuore abbastanza friabile, che viene cosparsa per metà con una glassa al cioccolato e per l’altra metà con una glassa al limone. Pur essendo tipica anche di altre parti della Sicilia e del Sud Italia, a rendere unica l’interpretazione messinese è proprio la glassa. Nata come uno dei dolci che si preparavano esclusivamente a Carnevale, oggi chiude sempre più spesso ogni banchetto festivo dei messinesi ed è venduta dalle pasticcerie locali durante tutto l’anno; accompagnata da un vino liquoroso locale non potrà che rimanervi nel cuore per molto tempo. In ogni caso, in qualsiasi momento della giornata, come accompagnamento ad altro o anche solo come gustosa scelta singola, non perdetevi la granita: scegliete il gusto che preferite, non vi accontenterete di una sola porzione.

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