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Territori

La cucina ladina della Val di Fassa

La cucina ladina della Val di Fassa discende dal forte legame che la lega al territorio in cui è sita, lontana dalle elaborazioni eccessive, una gastronomia schietta, basata su piatti come si usava un tempo, composti da pochi ingredienti, semplici ma accostati con gusto, riscoprendo i dettami delle vecchie ricette tradizionali. La popolazione ladina è riuscita a trasformare i preziosi doni della terra in piatti tradizionali unici al mondo che con tanto orgoglio sono stati tramandati fino al giorno d’oggi, trasformando in un valore l’impossibilità economica, ma di fatto anche logistica, di acquistare ingredienti non autoctoni.

Canederli in brodo

Le colture rese possibili dal clima dolomitico, sono quelle che non necessitano di grande calore per crescere e che sopportano gli sbalzi termici presenti in quota. Per questi motivi nelle regioni montuose della Ladinia venivano coltivati cereali come orzo, frumento, segale e avena; legumi e ortaggi come i piselli, fagioli, rape e patate. La frutta presente sul territorio ladino fa fatica a maturare, di conseguenza si registrano solo saltuarie presenze di albicocche e prugne. Nelle valli ladine è invece molto comune incontrare funghi e piccoli frutti come il ribes, i lamponi, le fragole di bosco e mirtilli neri e rossi. La popolazione ladina usava mangiare spesso bales (canederli), gnoch (gnocchi con gli spinaci, con la ricotta o con il zigher), jüfa e scartè (musse fatte con latte e farina); in occasione dei giorni festivi oppure di eventi importanti venivano preparati pasti fritti come le turtres (fritelle con spinaci e ricotta, crauti oppure con semi di papaveri), i cajincì arsctis (mezzelune ripiene e fritte), le furtaies (pasta lievitata fritta nell’olio), crafuns morì, fëies da soni ecc. Molto rare erano le occasioni dove il pasto era condito con la carne come nel caso del gulasch, le bales con lo speck, il grästl (patate e carne arrostite). Tra gli alimenti che contraddistinguono ancora oggi la valle, vanno ricordati il puzzone di Moena, un formaggio che si caratterizza infatti per la personalità aromatica e il bouquet penetrante, frutto della lunga stagionatura, durante la quale ogni forma deve essere lavata; i gnoches da formai, diffusi attualmente in tutto il territorio provinciale, che si facevano nei giorni di festa con un formaggio “forte” (formai de cèsa); i cajoncìe da migol vert (spinacetti selvatici), piccoli ravioli a forma di mezzaluna, ripieni di spinaci selvatici; il fortales, il dolce più famoso e popolare della zona, a forma di chiocciola, che in passato coronava la festa del martedì grasso e che in passato veniva portato ai pastori che accudivano il bestiame all’alpeggio in occasione della festa di San Pietro e Paolo, il 29 giugno.

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