
Quando si pensa all’Alto Adige, l’area più a nord del territorio italiano, da sempre terra di confine e quindi popolata da etnie che non si differenziano semplicemente da un diverso dialetto, ma da una lingua anche profondamente diversa, il pensiero comune va alle montagne, alle distese di boschi, agli incantevoli laghi. Il bilinguismo radicato non è comunque la sola curiosità che caratterizza questo territorio, in quanto la sua collocazione geografica ha permesso che, nel corso del 2013, nella Busa Fradusta (Pale di San Martino), sia stata registrata una temperatura record di -49,6°C, una delle più fredde d’Italia e di buona parte d’Europa. In Alto Adige sorge anche una delle città più piccole dell’arco alpino, con meno di 900 abitanti e mura medievali completamente intatte: stiamo parlando di Glorenza, un paesello della Val Venosta. Tra le tante leggende e miti di quest’area, segnaliamo quello del Re Laurino e il suo roseto (il fenomeno dell’enrosadira, dove le Dolomiti si tingono di rosa) e le leggende sulle streghe dello Sciliar, ma è particolarmente curioso anche ciò che succede In Val Pusteria durante le sagre estive, quando viene innalzato un tronco con un bambolotto (il “Michl”) in cima, che i giovani del luogo devono difendere dai paesi vicini che provano a rubarlo. In Alto Adige esiste un turismo dedicato ad ogni singola stagione e noi abbiamo scelto di consigliarvi alcune tra le tappe più significative nel periodo primaverile, scelta tutt’altro che semplice e che ci ha indotto a porre il quesito ad alcune delle più utilizzate Intelligenze Artificiali in cui ci si può imbattere nel web. Le risposte sono state molteplici, perché anche l’IA fatica ad esprimere una scelta univoca tra le innumerevoli opportunità che il territorio offre, per cui abbiamo selezionato quelle che sono state maggiormente citate, lasciando a voi la valutazione se la scelta incontra il vostro gusto.
I MERAVIGLIOSI GIARDINI DI CASTEL TRAUTTMANSDORFF
I Giardini di Castel Trauttmansdorff a Merano rappresentano una delle mete botaniche più affascinanti d’Europa, grazie alla straordinaria varietà di ambienti naturali racchiusi in un unico luogo. Situati in una posizione panoramica sopra Merano, offrono oltre 80 paesaggi botanici provenienti da tutto il mondo, che permettono al visitatore di compiere un vero e proprio viaggio tra climi e culture diverse. Passeggiando tra sentieri curati e scenografici, si incontrano piante esotiche, giardini mediterranei, foreste asiatiche e scorci alpini, il tutto arricchito da installazioni artistiche e punti panoramici mozzafiato. Il connubio tra natura, architettura e cultura rende la visita coinvolgente e adatta a ogni tipo di pubblico, dagli appassionati di botanica a chi cerca semplicemente relax e bellezza. Inoltre, il castello stesso aggiunge un tocco storico, rendendo l’esperienza ancora più completa e suggestiva. I giardini chiudono ogni anno in inverno perché molte piante entrano in riposo vegetativo, vengono svolti molti lavori di manutenzione e cura del parco e, in generale, in questo periodo il clima non è adatto alla visita e ci sono poche fioriture e attrazioni. Nel 2026 il periodo di apertura è tra il primo giorno di aprile e l’8 novembre. Visitare i Giardini di Castel Trauttmansdorff tra aprile e maggio è particolarmente affascinante perché coincide con il momento di massima fioritura primaverile, è il periodo in cui il parco esplode letteralmente di colori, profumi e varietà botaniche. In questo periodo si possono ammirare oltre 150.000 tulipani che colorano i prati e le aiuole, creando scenari molto scenografici, mentre i ciliegi ornamentali giapponesi, che fioriscono soprattutto a inizio aprile, offrono irripetibili emozioni con sfumature che vanno dal bianco al rosa intenso; non vanno però sottovalutate le peonie arbustive, i rododendri, le camelie e le azalee, che fioriscono in momenti diversi nell’ambito della stagione primaverile, senza scordare gli iris, che sbocciano a maggio attorno al Laghetto delle Ninfee. Se cercate un angolo di paradiso ancor più particolare per abbinare un’esperienza sensoriale, vi consigliamo di sostare alla Terrazza dei Limoni, perfetta per rilassarsi tra profumi di agrumi in fiore, o passeggiare tra ruscelli, palme e panorami alpini per cercare un contrasto unico tra ambienti diversi.
LA FIORITURA DEI MELI IN VAL VENOSTA
La Val Venosta è rinomata come uno dei più importanti frutteti d’Europa, con una produzione che rappresenta circa il 10% delle mele europee, in virtù dello specifico microclima alpino-mediterraneo, determinato dal fatto che si tratta di una valle soleggiata, con poche precipitazioni, caratterizzata da notti fresche, che infondono al frutto croccantezza e aromi intensi. Con oltre 1.600 produttori, offre mele IGP di alta qualità come Golden Delicious, Pinova e Royal Gala, coltivate tra i 500 e i 1000 metri. Il periodo ideale per assistere allo spettacolo dei meli in fiore può variare a seconda del ritmo delle stagioni, ma orientativamente è da intendersi tra aprile e inizio maggio. Il punto di partenza è obbligatoriamente Lana, dove ogni anno, nel 2026 il 18 aprile, si svolge la manifestazione “Lana in fiore” una giornata speciale dedicata ai “Sapori del maso”, un mercato dei contadini locali trasforma il centro storico di Lana “Am Gries”, in un vivace percorso del gusto, con oltre 50 espositori e diversi stand gastronomici presentano le specialità dei loro masi e piatti primaverili, accompagnati da un’ampia selezione di vini altoatesini. La fioritura dura circa 2 settimane e si manifesta spesso in momenti diversi a seconda di quanto ci si addentra nella valle. La visita ideale è con una ebike, ma anche moto o auto, magari decapottabile, possono essere una valida alternativa e le tappe principali possono essere Lagundo, Palus e Naturno, utilizzando l’antica Via Claudia Augusta, per ammirare i fiori bianco/rosa in contrasto con le vette innevate sullo sfondo. Questo primo tratto conta poco più di 20 chilometri e deve essere seguito dall’analogo spostamento fino a Silandro, nella parte dove la fioritura è leggermente più tardiva, per una pausa più lunga per ammirare la Chiesa di Santa Maria Assunta, la cui torre, alta 90,60 metri e probabilmente costruita nel VII o VIII secolo è la più alta di tutto il Tirolo. Un altro strappo di una ventina di chilometri porta a Glorenza, dove si ammirano meno fiori rispetto alla parte più a valle e l’atmosfera diventa da alta valle e grandi panorami: qui è d’obbligo una sosta al Castel Coira, uno dei castelli meglio conservati dell’Alto Adige che offre un’atmosfera medievale autentica, con interni originale e un’armeria privata tra le più grandi d’Europa. Per chi ha ancora desiderio di esplorare, consigliamo un ultimo tratto di 20 chilometri per raggiungere il Lago Resia, un bacino artificiale situato a 1.498 metri sul livello del mare, noto soprattutto per il campanile che sbuca dalle acque, a seguito della decisione, intorno al 1950, di creare un bacino di raccolta per una centrale idroelettrica, che coinvolse circa 150 case, i cui abitanti furono costretti a trasferirsi. Se siete amanti della natura, questa semplice gita che non raggiunge i 100 chilometri totali, vi resterà a lungo nel cuore.
LE ACQUE SMERALDINE DEL LAGO DI BRAIES
Conosciuto come uno dei luoghi più ricercati dell’intero Alto Adige, il Lago di Braies è considerato un lago giovane, perché dal punto di vista geologico il lago si è formato a causa di una frana che ha sbarrato un corso d’acqua, contribuendo alla sua forma compatta e alle acque molto limpide. Luogo di incomparabile bellezza, si estende per circa 31 ettari, è lungo 1,2 km, con una profondità media di 17 metri ed una massima di 36 metri ed è caratterizzato dalle sue acque di color turchese intenso, coperte da una coltre di ghiaccio e neve in inverno, e dalla splendida cornice delle cime dolomitiche. Il nostro consiglio è di percorrere il giro ad anello del lago, utilizzando il sentiero ben disegnato e vario, che presenta dolci saliscendi, scalini in legno e suggestivi punti panoramici, corredati da comode panchine. È uno dei luoghi più Instagrammati dell’intera regione, anche se il particolare colore smeraldino delle acque in cui si affacciano i colori placidi del massiccio Croda del Becco che si specchia nelle sue acque, non è per niente facili da immortalare. Questa fama crescente del lago ha portato negli ultimi anni al crescere di episodi curiosi legati al turismo, dalle persone che tentano di fare il bagno nonostante i divieti, anche perché l’acqua è gelida e pericolosa, ai turisti che, cercando lo scatto perfetto, si arrampicano in punti rischiosi, fino alle code e agli affollamenti talmente intensi da richiedere accessi contingentati in alta stagione. Le acque profonde e scure del lago, circondate da montagne imponenti, hanno alimentato l’idea che sia un punto di passaggio tra il mondo umano e quello spirituale o mitologico, al punto che spesso si descrive Braies come una sorta di “portale”. Una delle leggende più celebri del luogo è infatti legata al misterioso Regno dei Fanes, un antico popolo mitico delle Dolomiti, che qualcuno ritiene sia raggiungibile attraverso una porta segreta sul fondo del lago che conduce a questo regno sotterraneo, ricco di tesori e conoscenze perdute. Secondo il mito i Fanes si rifugiarono sotto la montagna dopo la caduta del loro regno e il lago sarebbe la protezione al punto di accesso: in caso di improvvisa necessità, il regno potrebbe quindi riemergere. Una curiosità non molto nota riguarda invece il fatto che durante la Seconda guerra mondiale, il lago ospitò lo scambio di prigionieri tra truppe naziste e Alleati nel 1945, quando alcuni ostaggi “importanti” furono trasferiti e liberati proprio in questa zona remota, sembra grazie a un ufficiale tedesco che si oppose agli ordini e contribuì alla loro liberazione.








