Territori

Trento, crocevia di culture

La città di Trento è situata nella valle del fiume Adige, 55 chilometri a sud di Bolzano e 95 a nord di Verona, in un’area urbana compresa tra Mezzolombardo e Rovereto e che si estende ad est verso la Valsugana, fino al comune di Pergine. Ubicata a 194 metri di quota, conta circa 120 mila abitanti, concentrati non solo in città, ma anche in numerosi centri sparsi o sobborghi, piuttosto diversi l’uno dall’altro e che conservano ancora una propria identità sia urbana, sia paesana, rurale o montana. Le radici della città risalgono all’epoca romana, quando era conosciuta come Tridentum, successivamente, durante il Medioevo, divenne una potente città-stato governata dal Vescovado di Trento e fu sede del Concilio di Trento, l’imponente riunione della Chiesa cattolica tenutasi tra il 1545 e il 1563, nella quale venne affrontato il tema della riforma protestante e la riaffermazione della dottrina cattolica. Nel XVI secolo Trento passò sotto il dominio dell’Impero asburgico, che dominava gran parte dell’Europa centrale e la città rimase parte dei domini asburgici fino all’inizio del XIX secolo, quando ebbe un ruolo cruciale nell’unificazione che portò alla nascita del Regno d’Italia. L’incrocio di culture, tradizioni, storie, religioni diverse ha caratterizzato tutta la vita di questa città, divenuta nel tempo un crocevia di culture ed una testimonianza pulsante della complessa storia di questo territorio a nord della nazione italiana.

L’AFFASCINANTE CASTELLO DEL BUONCONSIGLIO

l più importante monumento di carattere non religioso della provincia è senza dubbio il Castello del Buonconsiglio, che si erge al civico 5 di Via Bernardo Clesio, nel pieno centro della città di Trento, facilmente raggiungibile a piedi da ogni altro luogo di interesse o utilizzando i parcheggi a pagamento che si trovano nelle vicinanze. Costruito tra il 1239 e il 1255, fu la residenza dei principi vescovi di Trento fino alla secolarizzazione dell’episcopato nel 1803. All’antica fortezza medievale, Castelvecchio, ingentilita da una raffinata loggia, si aggiunse nel Cinquecento il Magno Palazzo, una delle più sontuose residenze rinascimentali d’Italia, eretta dal cardinale umanista Bernardo Clesio. Il castello come lo conosciamo oggi è dunque composto da un insieme di edifici risalenti a diverse epoche, circondati da una imponente cinta muraria cinquecentesca con bastioni cilindrici, che protegge un affascinante giardino all’italiana. La Torre d’Augusto, che domina il complesso, è accessibile tramite la corte interna del medievale Castelvecchio, con la successione delle logge in stile gotico veneziano, mentre la Torre Aquila custodisce il celebre “Ciclo dei Mesi”, una delle più importanti testimonianze del gotico internazionale, realizzato nel 1400 dal pittore boemo Venceslao. Nelle sale del primo piano di Castelvecchio si trova la sezione archeologica, tre ambienti che illustrano la Preistoria, la Romanità e l’Alto Medioevo, mentre nelle sale rinascimentali sono esposti pregevoli dipinti, bronzetti, sculture in legno. Dal 1973, il castello ospita il Museo Provinciale d’Arte, denominato “Castello del Buonconsiglio, monumenti e collezioni provinciali”, che conserva numerose collezioni d’arte, tra cui dipinti, sculture, opere grafiche, codici miniati, stufe in maiolica, oltre a raccolte archeologiche e numismatiche. Molto apprezzato e celebrato dagli esperti, è il ciclo pittorico manierista creato da artisti come Dosso Dossi, che contribuirono a definire uno stile “clesiano” unico. Il Castello, che domina la città da un piccolo rilievo, deve il suo fascino proprio all’equilibrio tra l’aspetto di fortezza militare e di palazzo gentilizio, a ricordo perenne dei fasti dei principi-vescovi di Trento. Il Castello è tristemente famoso anche per il suo legame con il patriota Cesare Battisti, giustiziato nel 1916 all’interno del cortile, dopo essere stato rinchiuso in una cella ancora oggi visitabile ai margini del giardino. La visita al Castello può essere effettuata in un paio d’ore, a cui aggiungere la visita guidata alla torre di circa 25 minuti.

FONTANE, FANTASMI E ALTRI MISTERI

Molto tempo fa, quando la distribuzione idrica ancora non esisteva, le fontane sono state per secoli un punto di riferimento fondamentale per la vita degli abitanti di Trento: collocate nei luoghi più importanti della città, non solo erano preziose per soddisfare le necessità quotidiane, ma fungevano da stazioni di incontro, veri e propri poli di aggregazione e socializzazione. All’interno della cinta urbana di Trento nella seconda metà dell’Ottocento si contavano ben trentacinque fontane pubbliche, nella maggior parte progettate e realizzate dall’ingegnere civico Paolo Leonardi e alcune di queste ancora oggi decorano suggestivi scorci della città. La fontana più famosa, che molti considerano uno dei simboli più rappresentativi della città, è senz’altro quella del Nettuno, collocata in chiusura dell’asse urbano che collegava la “porta dei Diamanti” del Castello del Buonconsiglio al Duomo. Gli esperti del passato di Trento raccontano anche storie di fantasmi, la più celebre delle quali parla di una giovane nobildonna tragicamente assassinata secoli fa, che sembra manifestarsi all’interno del Castello di Buonconsiglio, dove alcuni visitatori hanno riferito nel corso del tempo di strani avvenimenti e sensazioni inquietanti, suggerendo che lo spirito della giovane donna si manifesti ancora tra le sue mura. Una curiosa fonte di ispirazione di molti eroi e avventurieri locali nel passato è stato un albero che si diceva essere custodito da un drago e solo i più coraggiosi e virtuosi potevano reclamarne i frutti: collocato nel centro di Trento, pare che fosse un melo dorato. Le storie curiose non finiscono qui, perché pare che il diavolo in persona abbia edificato un antico ponte di pietra, generato dal patto con un uomo del luogo per costruire il ponte in cambio della sua anima, ma in realtà a Trento non c’è traccia di questo ponte. Si dice quindi che la vera storia faccia riferimento a una leggenda legata al Palazzo del Diavolo, oggi Palazzo Galasso, in cui il banchiere Giorgio Fugger ingaggiò il diavolo per costruire il palazzo in una sola notte in cambio della sua anima. In entrambi i casi, gli uomini coinvolti riuscirono ad ingannare il diavolo con una mossa astuta, trasformando quindi una leggenda in una sorta di favola a lieto fine. A proposito di favole e bambini, una tappa non tra le più famose, ma certamente molto apprezzata, è il Museo dell’aeronautica Gianni Caproni, un piccolo gioiello in un hangar in cui sono esposti i primi aerei, che risultano estremamente piccoli se confrontati agli attuali di linea. Nato dalla scelta di Gianni Caproni e la moglie Timina di conservare all’interno delle officine alcuni degli aerei più importanti tra quelli prodotti anziché procedere alla loro dismissione, la collezione si è arricchita nel tempo di altri preziosi cimeli ed è oggi una piacevole visita per tutti gli appassionati dei cieli.

IL MITO DELLA CORSA DA TRENTO A BONDONE

A prescindere dalla passione personale per i motori, tutti conoscono i grandi avvenimenti del settore, come la Formula 1, seguitissima in Italia grazie al mito rappresentato dalla Ferrari, o la leggendaria 24 ore di Le Mans, a cui sono stati dedicati romanzi e film d’azione, ma anche avvenimenti che non appartengono direttamente alla nostra cultura, come la mitica 500 miglia che si corre ogni anno a fine maggio sulla pista ovale di Indianapolis. Il mondo dei motori è però popolato di storie e competizioni eroiche, probabilmente non conosciute dai chi non è appassionato, ma che sono un emblema della passione, della voglia di mettersi in discussione, di liberare l’adrenalina, su piste naturali, che si snodano sulle strade solitamente utilizzate dal traffico comune. Tra le specialità che seguono questa filosofia, esistono le corse in salita, dove i rombanti mezzi sfidano le leggi della gravità e dell’equilibrio, in competizioni in cui l’abilità del pilota deve essere assoluta. Una di queste epiche storie nasce proprio a Trento, il 5 luglio del 1925. Trento era diventata italiana da appena sette anni e l’automobile era stata inventata da Karl Benz solo 39 anni prima, perciò erano pochi i fortunati che ne possedevano una; infatti, quell’edizione inaugurale della «Trento Bondone» fu una “gita cronometrata per automobili e motociclette” alla quale presero parte 16 moto, 2 biciclette a motore e 11 automobili e che vide trionfare l’ingegnere Ruggero Menestrina su una Fiat 501. Due anni dopo la partecipazione venne estesa anche a tutti i piloti nazionali e si disputarono addirittura due gare, una in giugno e l’altra in settembre e la gloria della competizione continuò fino allo stop causato dalla Seconda Guerra Mondiale. La «Trento Bondone» tornò nel 1950, vinta da Salvatore Amendola e dal 1951 al 1955 la competizione venne nuovamente sdoppiata in edizione primaverile ed estiva, continuando a disputarsi fino al 1972, quando si aprì alle vetture “formula”, molto più leggere delle “sport” e delle “corsa biposto”, che contribuirono a restituire slancio alle corse in salita, pur essendo mezzi più adatti ai circuiti che alle strade di montagna. La partenza è situata in località Montevideo, alle porte della città di Trento e il percorso si sviluppa poi risalendo i tornanti e attraversando le località di Sardagna, Candriai, Vaneze e infine Vason, dove è posto il traguardo, a oltre 1.600 metri di altitudine. La gara si sviluppa pertanto su un tracciato di circa 17 chilometri, con una pendenza media del 9%, che in alcuni tratti supera anche il 12%, su un percorso estremamente vario e spettacolare, caratterizzato da oltre 40 tornanti e da più di 90 curve, intervallati da brevi rettilinei, il cui record parla di circa 9 minuti di percorrenza.

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