
Nel mondo HoReCa il caffè è un rito: si serve in pochi secondi, ma lascia un segno che va oltre la “sveglia” immediata, un evento che avviene circa 30 milioni di volte al giorno nel totale dei pubblici esercizi presenti in Italia.
Oggi la ricerca sta chiarendo se questa bevanda può influenzare anche umore, microbioma e percezione dello stress: un tema interessante sia per chi lavora al banco sia per chi vuole proporre un’esperienza più consapevole al cliente.
È l’essenza di quanto emerso da uno studio effettuato dagli scienziati dell’Apc Microbiome Ireland, un centro di ricerca dell’University College di Cork, che hanno confrontato i comportamenti di un gruppo di adulti sani che bevono regolarmente caffè con altrettanti soggetti che non consumano la bevanda, classificando i primi come coloro che bevono tra le tre e le cinque tazzine di caffè al giorno, quantità considerata sicura e moderata per la maggior parte delle persone.
Quando il consumo è regolare (in quantità moderate), emergono cambiamenti nella composizione del microbioma intestinale, cioè l’insieme di batteri che supportano digestione e metabolismo. Alcuni microrganismi risultano più presenti nei consumatori abituali, segnale che il caffè può “orientare” l’equilibrio intestinale e contribuire a un ambiente più favorevole al benessere. Sul lato pratico, vale ricordare che la routine conta: sospendere bruscamente può portare a stanchezza e mal di testa nei primi giorni, un effetto noto a chiunque “salti” la tazzina.
È comunque interessante osservare che anche il decaffeinato può avere effetti positivi, perché nel caffè ci sono altri composti (come i polifenoli) che agiscono su corpo e mente. In generale, si osservano segnali di miglioramento su stress percepito e alcuni aspetti del benessere emotivo, oltre al fatto che le categorie “caffeinato” e “deca” sembrano offrire benefici diversi: la prima migliora l’attenzione e riduce l’ansia, la seconda agisce favorevolmente su sonno e memoria dall’altro.
“L’interesse pubblico per la salute intestinale è cresciuto moltissimo”, ha spiegato John Cryan, coautore dello studio pubblicato il 21 aprile su Nature Communications. “Anche il rapporto tra salute digestiva e salute mentale è compreso sempre meglio, mentre i meccanismi alla base degli effetti del caffè su questo asse intestino-cervello sono ancora poco chiari, ma possiamo comunque dire che il caffè può essere usato come intervento aggiuntivo all’interno di una dieta sana ed equilibrata”.








